Nonostante aumenti il numero dei vaccinati, la pandemia è sempre in atto. In diversi paesi si assiste ad un rilevante numero di casi tra la popolazione già vaccinata. Il maggior grado di copertura offerto dai vaccini, che minimizza i possibili esiti infausti, non garantisce però allo stato attuale né una diminuzione dei casi, né che in caso di positività asintomatica non possano subentrare nel tempo complicazioni cardiovascolari.
Le contraddizioni economiche tra le principali potenze imperialiste ed i vari Stati reazionari del mondo hanno precluso sino ad oggi la possibilità di un libero ed efficiente sviluppo della ricerca scientifica mirante a vagliare e concentrare su scala planetaria le esperienze e le risorse al fine di garantire le soluzioni più efficaci. Il capitalismo, nella fase dell’imperialismo, deforma ed inibisce lo sviluppo delle forze produttive e questo risulta oggi particolarmente evidente nel caso della produzione dei vaccini e dei farmaci atti alla lotta contro la pandemia.
A distanza di quasi due anni dalle prime manifestazioni su larga scala la pandemia continua a mietere vittime, generare patologie in prospettiva suscettibili di ulteriori aggravamenti ed a richiedere prolungati periodi di ospedalizzazione e di cura.
Nella maggior parte dei paesi del mondo, la borghesia e le classi reazionarie dominanti al potere hanno responsabilità decisive nel non aver saputo e voluto contrastare, intervenendo sin dall’inizio nei modi più adeguati, lo sviluppo allora solo tendenzialmente pandemico. Affrontando la situazione con sistemi sanitari fatiscenti e con continue alternanze tra fasi di apertura, caratterizzate da logiche improntate alla minimalizzazione della pandemia, e fasi di chiusura, hanno lavorato per scaricare i costi umani, sociali ed economici,
della pandemia sul proletariato e sui settori più sfruttati ed oppressi delle masse popolari. Un drammatico bilancio di malattie e di decessi gestiti in ambito familiare si è accompagnato alle ondate dei casi di positività sui posti di lavoro, nelle case di riposo, nelle scuole e negli stessi ospedali, almeno nelle fasi iniziali. Le logiche da mercato nero sono ricomparse con i prezzi alle stelle di mascherine e bombole d’ossigeno. Tutto questo mentre la crisi ed il tallone di ferro del capitale monopolistico gettava sul lastrico centinaia di migliaia di micro-imprenditori e di lavoratori autonomi. Ed oggi, nel pieno del precipitare della crisi generale del capitalismo, a pandemia ancora pienamente in corso, si procede, grazie allo sblocco dei licenziamenti, con nuove diffuse chiusure e delocalizzazioni di impianti produttivi.
Per chi si oppone e cerca di organizzare la difesa della condizioni di vita e di lavoro ormai la risposta prevalente è quella della repressione. Le varie fasi relative alle chiusure generalizzate sono state introdotte dalla borghesia e dalle classi reazionarie a causa della preoccupazione che il completo crollo della sanità potesse trasformarsi in rivolta sociale generalizzata. Quindi con lo scopo di scaricare la crisi pandemica sulle masse popolari e non con quello di assicurare una gestione equa e razionale, su scala sociale, della pandemia. Questo ha prodotto ed alimentato logiche reazionarie, da vero è proprio “stato d’assedio”, che hanno contribuito ad accentuare la propensione repressiva degli apparati statali, favorendo l’emergere ed il cristallizzarsi di consuetudini, abitudini e comportamenti che ora continuano a rimanere operativi nei confronti delle proteste sociali e delle lotte economico-sindacali.
Ha poca rilevanza la questione delle cause che hanno portato al salto di specie del Sars-Cov-2 e di certo non si può sostenere che ogni volta che emerga un patogeno potenzialmente epidemico il motivo sia da ricercare nello sfruttamento capitalistico e nel relativo sistema di accumulazione, quello che invece è certo è che la borghesia e le classi reazionarie di tutto il mondo si sarebbero dovute attrezzare per affrontare adeguatamente la pandemia al fine di salvaguardare la salute, la sicurezza e le condizioni di vita e di lavoro dei proletari e dei settori più sfruttati ed oppressi delle masse popolari. Il non averlo fatto indica che il loro operato è la vera causa politica e sociale della pandemia.
E’ quindi del tutto mistificante ed illusorio continuare a leggere la pandemia come una calamità naturale e pensare di poter continuare ad affrontarla senza mettere al centro il problema della lotta politica contro i responsabili della situazione che si determinata e dei costi che tale situazione comporta per le masse popolari.
Non ci si può fidare della borghesia monopolistica e finanziaria, strettamente collegata agli apparati statali ed organicamente legata al capitale internazionale. Non ci sono partiti o forze politiche e sindacali di potere che non siano stati o non siano direttamente responsabili. La situazione pandemica, i relativi costi passati, presenti e futuri per le masse popolari, richiedono a maggior ragione la costruzione di un fronte politico unitario sulla base di un programma generale economico, sociale e politico, di difesa degli interessi vitali della classe operaia e degli strati inferiori ed intermedi della piccola borghesia. Senza procedere nell’organizzazione politica del proletariato non è però possibile concentrare le lotte, le proteste e le ribellioni, collettive ed individuali, ed arrivare effettivamente alla formazione di questo fronte popolare. Solo un fronte di questo tipo può garantire l’instaurazione di un nuovo stato democratico, popolare e antifascista, data ormai l’irreversibile crisi e decomposizione antidemocratica ed antipopolare dell’attuale Stato borghese.
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