Ancora solo qualche anno fa la globalizzazione veniva celebrata come l’ascesa di una nuova era di sviluppo e di prosperità. Oggi non passa giorno in cui il capitalismo non mostri il suo vero volto: crisi economiche, immiserimento della classe operaia e delle masse popolari, emigrazioni bibliche di popolazioni ridotte alla fame dalle multinazionali e dalle grandi banche ecc. A tutto questo oggi si aggiunge la corsa verso la III guerra mondiale e, in stretto rapporto con essa, l’instaurazione del fascismo su scala planetaria. 

La lotta per una nuova spartizione del mondo è una tendenza insita nella natura capitalista e imperialista delle diverse potenze; in primo luogo gli USA e l’Europa da una parte e la Russia e la Cina dall’altra che, giorno dopo giorno, mirando a conquistare nuove sfere d’influenza politiche e militari, nuovi mercati e nuove materie prime, sconvolgono in modo irreversibile tutto un complesso di delicati equilibri strategici, generando così un processo competitivo che può trovare uno sbocco solo nella III guerra mondiale. 

In questo quadro l’Italia spicca per la grottesca contraddizione tra la sua aspirazione ad essere tra i primi della classe e la sua miserabile realtà di paese semi-dipendente che in pochi decenni ha dissipato il nucleo portante del proprio sistema industriale cedendolo alle potenze straniere e che oggi sopravvive ai margini dei paesi imperialisti più forti cercando di non perdere occasione per lanciarsi in avventure militaresche di ogni genere pur di contendere ai propri concorrenti piccole aree d’influenza politico-militare ed economica. 

Un’Italia ben rappresentata da un generale a capo della presunta guerra contro il coronavirus. Quello che allo Stato italiano sembra oggi cosa ben fatta e persino meritevole, porre cioè un militare a capo della gestione di un’emergenza sanitaria, sarebbe però apparso un obbrobrio ai liberali dei più avanzati paesi dell’Ottocento, che sapevano bene che far coincidere troppo direttamente società civile e società politica è sempre molto rischioso dal punto di vista della gestione del consenso sui “governati”. D’altronde tutto questo è ben attestato dalla stessa fine disastrosa dello “Stato etico” mussoliniano, che in pochi decenni ha suscitato una guerra popolare antifascista che ha seriamente minacciato di travolgere lo stesso capitalismo italiano.  

Com’è noto però dalla Storia è difficile imparare, soprattutto quando ci sono di mezzo gli interessi economici dei pochi a danno dei molti. E così, oggi assistiamo all’ennesimo capitolo della politica italiana, quello relativo al prolungamento fino al 31 dicembre dello Stato d’emergenza. Poche settimane fa, in considerazione della peraltro stolta tesi della trasformazione della pandemia in endemia, si proclamava a gran voce la vicina conclusione dello Stato d’emergenza. Oggi invece si provvede, mescolando evidentemente le carte, a rinnovarlo e a prolungarlo, di fatto indefinitamente, in nome della necessità di assistere i profughi ucraini. Difficile non vedere il grossolano imbroglio che ci sta dietro.  

Quello che di fatto si è deciso è uno “Stato d’emergenza straordinario” per garantire le migliori condizioni possibili a una missione di guerra che stavolta, però, va a confrontarsi direttamente insieme agli altri paesi Nato, agli Usa e all’Europa, sul piano del confronto bellico con la potenza imperialista russa e, in prospettiva, anche con quella cinese. Che cosa si possa fare con la dichiarazione dello Stato d’emergenza ce l’hanno mostrato bene questi due ultimi due anni con l’instaurazione di fatto, a fasi alterne, di un regime burocratico militare con relativa soppressione delle libertà politiche, sindacali e personali. Il tutto, ricordiamo, non per garantire una più efficace lotta contro la pandemia, ma per evitare che il semi-collasso della sanità con relativo criminale scaricamento della stessa pandemia sulle masse popolari, potesse tradursi in una sacrosanta rivolta generalizzata. Modello burocratico-militare di approccio all’emergenza sanitaria che andava dunque sempre più pericolosamente approssimandosi a quello relativo alla gestione, effettivamente messa in atto negli USA nel 2005, della rivolta popolare scoppiata a New Orleans, nella Louisiana, in conseguenza dell’Uragano Katrine che aveva ridotto alla fame decine di migliaia di persone private della possibilità di evacuare la città. Rivolta che è stata domata uccidendo sul posto i “saccheggiatori” e rinchiudendo 20.000 persone senza assistenza e senza alimentazione in uno stadio della città.  

E così lo Stato Italiano, mentre da un lato fa un altro passo in avanti in direzione di quell’identificazione tra “società politica” e “società civile”, detta in altri termini “Stato etico” o più comunemente “fascismo”, pensa bene dall’altro di preparare una nuova tosatura di massa dei lavoratori italiani, lasciando lievitare i costi dei carburanti, del riscaldamento, dell’energia elettrica e dei generi di prima necessità e facendo pagare ai soliti contribuenti armamenti e mezzi militari forniti gratuitamente in gran quantità all’esercito ucraino, senza parlare delle varie esercitazioni militari sempre più frequenti dentro il territori nazionale. Il tutto insieme all’invio ai confini con l’Ucraina di migliaia di soldati, molti di loro cosiddette truppe scelte e veterani di altre imprese di “pura italianità” in Somalia, Jugoslavia, Afghanistan, Libia… accompagnato dalla chiusura degli spazi aerei alla Russia oltre che da altre tremendissime sanzioni quali il blocco dei bancomat ai turisti russi in Italia, la censura delle conferenze aventi come oggetto la celebrazione della Storia, della cultura e della letteratura russa, ecc. Insomma, una vera e propria dichiarazione di guerra alla Russia a dispetto dell’art.11 della Costituzione e a dimostrazione che la carta costituzionale vale quanto la carta straccia nel momento in cui le classi dominanti reazionarie italiane, legate agli interessi del capitalismo monopolistico industriale e finanziario e alle grandi rendite, decidono che è giunta l’ora di liberarsene. 

Di fronte a questa realtà di fatto, fidarsi della propaganda e delle giustificazioni avanzate da questo Stato corrotto e decrepito significa mettersi nelle mani del lupo. Non c’è difesa possibile, non c’è conquista possibile senza l’organizzazione diretta, politica ed economica dei proletari e degli elementi più avanzati delle masse popolari e dei piccoli intellettuali.  

Non si può però costruire nulla di tutto questo e quindi nemmeno una reale opposizione alla guerra imperialista senza prendere le distanze dagli imbrogli e dalle baggianate propinateci quotidianamente da questo Stato e con esso dalla nuova santa alleanza tra fascisti, socialfascisti e pacifisti ipocriti e filo Nato.  

Solo un governo democratico e antifascista imposto con l’organizzazione e la lotta da un fronte popolare composto dalla classe operaia, dalle masse sfruttate e dai piccoli intellettuali può seppellire il fascismo e il socialfascismo e bloccare il coinvolgimento dell’Italia nelle politiche di guerra. 

 

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