Proponiamo un corso di formazione sul primo libro del Capitale di Marx rivolto a proletari, lavoratori, giovani ed intellettuali antifascisti. Conformemente al metodo dialettico di Marx, nel primo capitolo del Capitale è contenuto in embrione tutto lo svolgimento successivo. Particolare attenzione viene quindi data alle questioni della dialettica e del feticismo che, in tale capitolo, risultano centrali. Senza una completa comprensione delle parti iniziali del primo libro non è possibile procedere, come evidenziava Lenin nelle sue note su Hegel, in modo adeguato nello studio del testo del Capitale. È dunque implicita in questa affermazione la polemica contro posizioni che negano questo tipo di impostazione, come quelle di Luis Althusser, che portano direttamente al riformismo politico, o contro l’operaismo teorico che sminuisce in modo semi-anarchico la necessità della lotta politica e rimanda ad una pratica economicista e movimentista.  Dovrebbe essere evidente che solo lo studio del Capitale può dare una qualche significativa consistenza alla costituzione politica ed ideologica di una soggettività individuale e collettiva rivoluzionaria e anticapitalista.  Eppure allo stato attuale, il corrente “anticapitalismo” è tutto fuorché una pratica e una concezione fondate sulla consapevolezza di cosa significhi parlare, da un punto di vista razionale e di classe, di “capitalismo” e di “sfruttamento”. Non stupisce quindi come questo corrente “anticapitalismo” possa facilmente coniugarsi con il rigetto del socialismo e del suo presupposto politico rappresentato da uno Stato democratico popolare ad egemonia proletaria che non può che essere forma attuale della “dittatura del proletariato”. Il Capitale di Marx non basta da solo per una comprensione della realtà attuale, ad esso è necessario affiancare Lenin e Mao, com’è inoltre necessario studiare e analizzare concretamente la situazione nazionale e internazionale, ma Marx rappresenta l’imprescindibile base di partenza per questo lavoro.

Il metodo proposto per tale corso di formazione risulta indubbiamente innovativo ed è l’esito di un bilancio critico delle attività e delle proposte formative frontali, ossia fondate sulla centralità della figura dell’esperto. Questo metodo, classicamente imperante nelle istituzioni scolastiche e universitarie, non risolve notoriamente il problema di un’effettiva assimilazione dei contenuti, obiettivo che può essere raggiunto solo all’interno di una continua interazione tra i partecipanti al processo formativo, che devono tutti contribuire al lavoro collettivo. Si tratta dunque di mettere in discussione dei ruoli socialmente interiorizzati, che prevedono la scissione tra un ruolo attivo riservato al presunto esperto di turno e un ruolo passivo riservato all’ipotetico utente della formazione, con conseguente delega di quest’ultimo “all’esperto” e relativo disimpegno, dietro un’appropriazione acritica, formale e superficiale dei contenuti proposti. Quello che si vuole sostenere quindi è che non può esserci un processo di formazione adeguato senza che entri in gioco una trasformazione ideologica, eventualmente anche sofferta, con relativa rinuncia a meccanismi modellati sulla base di rapporti di dipendenza, quindi in ultima analisi di classe. Pertanto, se la formazione proposta prevede ovviamente un’adeguata guida in grado di chiarificare eventuali passaggi apparentemente problematici, dall’altro lato richiede a tutti i partecipanti una libera ed impegnata esposizione di impressioni, associazioni di pensiero e concezioni, che emergono dalla lettura e dalla discussione collettiva del testo. Si ritiene quindi che, almeno per le prime parti del primo libro, il testo vada letto e discusso collettivamente, con interventi relativi ai vari brani effettuati a rotazione e su base paritaria di tutti i partecipanti.

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