Mimmo Lucano ha operato nell’ambito del privato-sociale promuovendo progetti a favore di immigrati extracomunitari. In qualità di sindaco di Riace ha contribuito a sostenerli economicamente tramite opportune convenzioni. Senza entrare nel merito delle specifiche accuse che hanno portato alla sua condanna, ritemiamo anche noi necessario dare una valutazione di quella che appare come una pesante operazione politica.

Premettiamo però, che non condividiamo la logica che comunemente caratterizza questo tipo di attività, generalmente finanziate tramite varie voci di bilancio da enti e istituzioni dello Stato. Tale logica, diversamente da quanto comunemente si ritiene, è mediamente complementare alle politiche razziste e discriminatorie messe in atto nei confronti della popolazione extracomunitaria che riesce ad entrare nel territorio italiano, con la speranza di poter soggiornarvi e trovare un’occupazione.

Le organizzazioni del “privato-sociale” che operano direttamente nel rapporto con segmenti della popolazione extracomunitaria, non sono solo finanziate dallo Stato, ma sono anche strettamente legate a questo o quello schieramento politico, sia esso di centro-sinistra o di centro-destra, ed inoltre risultano quasi sempre variamente intrecciate, oltre che con la chiesa cattolica, anche con il sindacalismo confederale.

La prassi che le contraddistingue, per quanto attiene alla gestione dei servizi a favore degli “immigrati”, è quella di selezionare e compartimentare settori della popolazione extracomunitaria, favorendo la loro aggregazione su base nazionale e religiosa. Sostenendo e riproducendo, quindi, la formazione di “comunità” non comunicanti tra loro, caratterizzate da gerarchie burocratiche e corrotte, strettamente legate alle forze politiche detentrici della gestione delle politiche sociali ai vari livelli dei governi locali, regionali e nazionali. 

La combinazione tra razzismo e  repressione da un lato e promozione e uso dei servizi e dei progetti sociali dall’altro, si pone essenzialmente due obiettivi di fondo strettamente interconnessi : 1) un obiettivo mirante all’ottenimento di forza-lavoro assoggettata ad un sistema di sfruttamento di carattere precapitalistico e quindi “semifeudale”, in quanto risulta fondato su rapporti di dipendenza imposti, oltre che sulla base di norme giuridiche discriminatorie e repressive, anche sulla totale arbitrarietà dei livelli di erogazione dei servizi da parte dei servizi del “privato-sociale”, sia sotto il profilo quantitativo che quello qualitativo; 2) un obiettivo politico ed ideologico che si propone di impedire l’unificazione e la mobilitazione, in prospettiva su basi di classe, dei settori, di fatto in gran parte semiproletari, di popolazione immigrata provenienti dalle differenti aree del pianeta devastate dall’oppressione dell’imperialismo (sia esso occidentale o legato alle aree sotto l’egemonia russa) e del socialimperialismo (rappresentato dalla Cina).

Dovendo spiegare la pesante condanna di Mimmo Lucano, pur ritenendo che molto probabilmente i successivi gradi di giudizio porteranno a una significativa modificazione di tale sentenza, riteniamo probabile che sia stato colpito in quanto abbandonato dal sistema di potere di appartenenza e quindi lasciato in pasto a chi ha ritenuto di poterlo usare per dare un ulteriore segnale a favore di una deriva razzista, antidemocratica e liberticida. C’è anche però un’ulteriore possibilità ed è quella per cui Mimmo Lucano è stato invece colpito proprio in quanto fianco ritenuto debole di uno schieramento di potere avverso a quello del cosiddetto centro-destra. Schieramento quest’ultimo che oggi, lo ricordiamo, è comunque presente anche all’interno del governo in carica. Quale di queste possibilità risulti quella effettiva non c’interessa. Non si tratta infatti di valutare quanto avvenuto sulla base di fumose ipotesi relative all’onestà personale della figura di Mimmo Lucano e alle sue eventuali illusioni e intenzioni utopiche. Si tratta di dare una valutazione politica oggettiva che, comunque, non può che essere solo la seguente. La condanna a tredici anni è un segno, certo solo uno dei tanti questa volta particolarmente eclatante, della crisi crescente degli ordinamenti democratico-liberali del sistema repubblicano italiano. Un disfacimento che, fondendosi con la crisi economica dilagante e, oggi, con la stessa crisi pandemica, si traduce in una palese e diffusa crisi egemonica che, in assenza di una significativa forza politica e sindacale realmente comunista, contribuisce oggettivamente alla tendenza in atto nella direzione di un fascismo dispiegato. Questa  tendenza  vede oggi come attori e complici tutte le varie forze politiche di potere, siano esse di destra che di centro-sinistra. Non è oggi ovviamente ancora chiaro se tale esito verrà conseguito sotto l’egemonia di quelle forze che perseguono tale tendenza in modo meno sbragato, ossia più molecolare e selettivo oppure, viceversa, se il fascismo dispiegato sarà il risultato dell’operato delle forze fascio-populiste, che mirano spesso ad accentuare lo sfascio istituzionale e sociale con l’obiettivo di accelerare i tempi.

Si può ovviamente anche ipotizzare che, alla fine, prevarrà una sorta di sintesi tra questi due orientamenti, con tanto di governo unico innalzato al ruolo di “regime burocratico-militare corporativo”. Cosa che, per altro, sembra racchiusa in forma embrionale nell’attuale governo Draghi.

Quello che comunque in ogni caso ne deriva, è che la condanna a Mimmo Lucano, per il suo carattere abnorme, assume il duplice senso di una mossa indirizzata da un lato contro il proletariato e i movimenti di opposizione, e dall’altro funzionale al tentativo di accelerare la corsa in direzione di un unico partito fascista di potere come ultima ipotetica via d’uscita per la classe dominante dalla crisi a tutti i livelli del sistema.

Questi sono i motivi di fondo che devono portare non solo i proletari più coscienti e combattivi, ma anche in generale chi si ritiene portatore di effettive istanze di democrazia politica e solidarietà sociale, a legare l’opposizione alla sentenza, alla prospettiva della lotta contro la tendenza al fascismo. Tendenza che viene, in modo complice, occultata da gran parte della sinistra radicale, dell’estrema sinistra e dei movimenti quando appunto si tratta della linea e dell’operato messo in atto da forze come quelle rappresentate dal M5S o dal PD.

Questa lotta non può più riproporsi come una difesa della “democrazia borghese” poiché oggi parlare dell’Italia come di uno Stato democratico è un imbroglio ed è una forma di sotterraneo sostegno al fascismo. Da cui la necessità della costruzione di un fronte popolare per l’instaurazione, sulle rovine dell’attuale sistema parlamentare, di un nuovo Stato effettivamente democratico popolare e antifascista. Obiettivo che richiede un processo di lunga durata e una nuova forza politica di classe, realmente comunista e quindi marxista, leninista e maoista, in grado di dirigerlo consapevolmente ed efficacemente. Se Mimmo Lucano fosse intellettualmente onesto e mosso dalle migliori intenzioni al servizio degli interessi delle masse popolari, extracomunitarie o meno, non avrebbe difficoltà a trarre un bilancio dalla sua esperienza e a dedurne conseguentemente la necessità di rompere con il suo attuale schieramento politico e sociale di appartenenza, per arrivare ad aderire alla necessità di contribuire alla costruzione di una nuova resistenza.