La decomposizione dei gruppi e delle formazioni politiche eclettiche degli scorsi decenni sta venendo sempre più alla luce con l’accentuazione della crisi, della tendenza al fascismo e della situazione determinata dalle cause politiche e sociali tradottesi nella pandemia in atto. In questo quadro la pandemia sta fungendo da catalizzatore delle contraddizioni che attraversano la classe operaia e le masse popolari. Proprio la pandemia si sta rivelando anche come quella cartina tornasole che sta facendo emergere il collaborazionismo di classe che ormai è praticamente egemone nelle formazioni dell’estrema sinistra. La complice minimizzazione della pandemia non è altro che la negazione delle sue cause sociali e politiche, ossia del fatto che le classi dominanti reazionarie non hanno bloccato, come invece era teoricamente in loro potere, la trasformazione dello spillover in pandemia. Le teorie meccaniciste ed economiciste di parte dell’estrema sinistra che propongono direttamente l’equivalenza tra pandemia, evento naturale e leggi di funzionamento del capitalismo, sono una delle forme paradossali con cui vengono taciute le responsabilità politiche e sociali delle classi reazionarie dominanti. Questa minimizzazione non è solo espressione coerente del sovranismo di sinistra, ossia del nazionalismo mascherato e del collaborazionismo di classe (dai vari pezzi di Rifondazione in cui spiccano il PCI ed il partito di Rizzo e di Potere al popolo al blocco di Eurostop, con la coda rappresentata da USB), ma anche delle forze che fanno parte del “patto d’azione per un fronte anticapitalista” (con in prima fila il SI-Cobas). Queste forze persistendo nella logica della conflittualità sindacale come via privilegiata per lo sviluppo di quella politica (proponendo la vecchia minestra riformista e anarcosindacalista della formulazione in termini sindacali e sociali del programma della rivoluzione politica), non prendono atto del fatto che oggi la pandemia supera il piano sindacale e richiede l’organizzazione politico-economica dei lavoratori su base tendenzialmente rappresentativa nel quadro di esperienze consigliari che pongano al centro la modificazione delle forme date dell’organizzazione del lavoro che precludono di fatto la tutela reale della salute e della sicurezza sul posto di lavoro. Ugualmente le forze del patto d’azione tacendo sulla questione della riapertura della scuola o addirittura valutandola come cosa positiva e necessaria, vengono meno al loro compito di rappresentare il necessario ruolo egemonico dei lavoratori sulle masse popolari. Le scuole si stanno rivelando, proprio come nuovamente i posti di lavoro, i migliori focolai di diffusione. Non solo i lavoratori vengono mandati allo sbaraglio, ma anche tutti gli studenti. C’è una differenza però, ai lavoratori spetta farsi carico del loro destino ed unirsi al di là delle appartenenze sindacali sul terreno politico ed economico della lotta per l’affermazione delle loro rappresentanze consigliari per il controllo dell’organizzazione del lavoro come via per il passaggio al controllo popolare nella società al fine di intaccare la pandemia nelle sue vere basi sociali e politiche (il ruolo e gli interessi delle classi dominanti). Viceversa rispetto agli studenti (a parte quelli delle ultime classi delle scuole superiori e delle università che devono organizzarsi e mobilitarsi in prima persona anche per la propria autotutela), è compito dei lavoratori salvaguardarli e con essi salvaguardare le loro famiglie, con la conseguenza che i lavoratori realmente coscienti e combattivi devono mettere all’ordine del giorno la rivendicazione della chiusura immediata delle scuole (ad esclusione dell’ultimo biennio delle superiori e delle università). In presenza della pandemia le scuole vanno tenute chiuse, non c’è alcuna possibilità di tutelare gli studenti con mezze misure, la soluzione del problema della scuola non può avvenire all’interno, ma può essere solo conseguenza di una soluzione generale alla crisi pandemica, di una via d’uscita dalla pandemia politicamente progressiva, di segno democratico-popolare.

Lavoratori per la coscienza di classe