Roma 5 marzo, in nome della “pace” e del “disarmo”,

una manifestazione guerrafondaia al servizio dell’imperialismo italiano ed europeo

 

La politica di guerra dello Stato imperialista italiano si accompagna alla propaganda di guerra. Le forme assunte da tale propaganda sono spesso subdole e ingannatrici. In tal caso mirano a confondere e passivizzare i lavoratori, le masse popolari, gli studenti, i movimenti sindacali e politici di opposizione. La manifestazione indetta a Roma per il 5 marzo ne è un chiaro esempio.

È la dimostrazione del fatto che non si può oggi sviluppare un movimento di massa contro la guerra imperialista senza condurre una lotta strenua per separare politicamente, culturalmente e organizzativamente i settori più avanzati degli operai, dei giovani, delle masse popolari, dalle cosiddette forze e associazioni dell’attuale “movimento pacifista” ampiamente supportate, in questo caso, dai sindacati confederali e in particolare dalla CGIL.

Le parole d’ordine della “cessazione immediata del conflitto” e del “ritiro immediato della Russia dall’Ucraina” al centro dell’indizione della manifestazione sono un lurido imbroglio che copre e legittima l’effettiva politica di guerra dello Stato imperialista italiano, dell’imperialismo europeo e degli USA.

La guerra in atto non è infatti una “guerra di aggressione della Russia contri l’Ucraina” come sostiene invece la propaganda dell’Imperialismo USA ed Europeo, ma una delle attuali diverse espressioni sul piano militare della lotta per una nuova spartizione del mondo, per la conquista di nuove sfere d’influenza, per la penetrazione in nuovi mercati e per il controllo di nuovi fonti di materie prime.

Questa lotta ha portato, ormai da vari decenni a questa parte, allo sviluppo di imprese e guerre imperialiste su scala locale e all’annessione allo schieramento imperialista occidentale, alla Nato e all’Unione Europea di vari staterelli, generati dal colpo di Stato controrivoluzionario che ha abolito il socialismo e portato alla restaurazione capitalistica nell’ex URSS della fine degli anni 50.

Una restaurazione che ha visto quindi la trasformazione della stessa URSS in un blocco socialimperialista e socialfascista attraversato da enormi contraddizioni interne tra le diverse frazioni reazionarie e caratterizzato da una politica di oppressione e “russificazione” forzosa delle piccole nazionalità.  Processo che si è espresso nel “crollo” di tale blocco alla fine degli anni Ottanta.

Il crollo del blocco socialimperialista ha scatenato gli appetiti degli USA e dell’Unione Europea, che hanno intravisto la possibilità di disgregare completamente lo stesso impero russo, passo dopo passo, strumentalizzando biecamente la rivolta delle masse popolari e delle piccole nazionalità oppresse dal socialimperialismo. Da cui la progressiva estensione della NATO e della stessa Unione Europea, con il fine di realizzare così il vecchio sogno dei nazifascisti tedeschi al tempo della II guerra mondiale, quello del dominio del mondo sotto le mani di un unico blocco imperialista.

Oggi si è definitivamente conclusa la fase per cui la guerra contro l’imperialismo russo veniva condotta indirettamente tramite le guerre parziali e l’annessione dei vari staterelli dell’Europa Orientale non direttamente confinanti con l’Unione Russia- Bielorussia. L’ultimo passaggio, quello volto all’incorporamento dell’Ucraina nella Nato e al relativo confronto militare diretto con l’imperialismo russo, non poteva che scontrarsi con le analoghe mire espansionistiche di quest’ultimo. Così il nuovo Zar Putin ha preso come pretesto l’oppressione nazionale subita dalle popolazioni russofone ad opera dello Stato reazionario ucraino, per annettersi tali popolazioni e proseguire così la propria espansione nel resto del territorio ucraino.

È certo che né la Russia, né gli USA e l’Europa possono rinunciare a tale politica espansionistica, che ora ha raggiunto appunto il limite critico della guerra inter-imperialistica. La devastante crisi economica generale del capitalismo su scala mondiale, la tendenza al fascismo ormai pesantemente in atto in tutti i paesi del mondo, la corsa agli armamenti sostenuta dalle imprese del complesso industriale-militare dei vari Stati imperialisti, che ormai sta diventando il principale motore dell’economia, sono tutti aspetti decisivi di quell’espansionismo, che sempre più si traduce necessariamente, volenti o nolenti, nella III guerra mondiale.

Ecco perché la manifestazione di Roma del 5 marzo è guerrafondaia: le parole d’ordine di pace e disarmo in questa manifestazione sono volgari utopie, baggianate, chiacchiere per passivizzare e rimbecillire i settori della classe operaia e delle masse popolari che realmente aspirerebbero alla pace. Se dunque non si casca nella trappola di questa viscida e dolciastra propaganda e si guarda alla sostanza, quello che rimane di realissimo nelle parole d’ordine di questa manifestazione è la presa di posizione a favore di uno schieramento imperialista contro un altro. Si denunciano le malefatte dell’imperialismo russo per nascondere quelle dell’imperialismo occidentale e, in particolare, quelle dell’imperialismo italiano. Si parla genericamente di pace e di opposizione alla guerra per nascondere che la guerra è imperialista e che come tale va in primis contrastata in casa propria lottando contro l’imperialismo italiano, contro l’invio dei soldati ai confini con l’Ucraina, contro le spedizioni di armamenti per lo Stato ucraino, contro le spese militari, contro le basi Nato e Usa presenti nel territorio italiano, ecc. Una lotta che però non può vincere realmente se le classe operaia, le masse popolari e i gruppi e i movimenti contro la guerra imperialista non costruiscono un vasto fronte popolare capace di opporsi, con la formazione di un esercito popolare, al fascismo e al socialfascismo montanti  e di imporre un governo popolare, democratico e antifascista, che tra le sue prime misure ripristini la piena libertà di pensiero, di organizzazione, di manifestazione e di lotta, addotti un programma di riforme economiche e sociali in difesa delle condizioni di vita e di lavoro degli operai e delle masse popolari e ristabilisca l’indipendenza nazionale uscendo dalla Nato e dall’Europa imperialista. 

Oggi gli antifascisti, i reali comunisti, i veri rivoluzionari, i sinceri democratici, devono unirsi in questo fronte popolare e lottare per imporre, tramite la costruzione di un nuovo sistema di potere, un governo alternativo a quelli fascisteggianti della destra e del centro-sinistra.

Non basta dunque essere astrattamente contro l’imperialismo e per la rivoluzione proletaria, occorre una prospettiva che  dia efficacia e concretezza politica alla lotta contro la guerra imperialista.

 

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