Si è detto più volte che la pretesa di poter circolare liberamente in luoghi aperti al pubblico, a partire dai posti di lavoro, senza vaccino e senza tampone è una riprovevole manifestazione di individualismo. Quello che andrebbe considerato in modo più preciso è come mai fascio-populisti, liberali di destra e di sinistra, sindacalisti dei sindacati di base, movimentisti e settori anarchici, che oggi alimentano congiuntamente i movimenti No Vax e No Green Pass, si caratterizzino così dal punto di vista ideologico.

In realtà il loro “individualismo” appare più un’inevitabile conseguenza, piuttosto che una premessa, di una concezione del mondo che ben si esprime con il genirico richiamo alla “libertà”.  

Si vogliono presentare come promotori di una lotta per la democrazia contro quella che viene definita una “dittatura sanitaria”.

Non si può comprendere come mai oggi fascio-populisti e rilevanti settori generalmente considerati di sinistra, alternativi e di opposizione, si ritrovino insieme sotto la stessa bandiera, se non si considera l’acutizzarsi della crisi generale dell’imperialismo che, mentre da un lato colpisce gli interessi di gran parte della popolazione, compresi strati di piccola borghesia  privilegiata (cosiddetti “ceti medi”), dall’altro macina gli ordinamenti e le istituzioni di segno liberale-repubblicano e accelera la tendenza alla guerra inter-imperialistica. Questa situazione induce il grande capitale finanziario, fuso all’interno del capitalismo di Stato pubblico e privato, a giocare d’anticipo, a lavorare per utilizzare il malcontento sociale e, in particolare, il ribellismo reazionario dei ceti medi colpiti dalla crisi, al fine di dar vita a una pseudo-rivoluzione di segno formalmente populista e sostanzialmente corporativa e fascista.

In tale quadro, un ruolo particolarmente rilevante in senso deleterio viene oggi svolto dalla sinistra radicale, da gran parte del sindacalismo alternativo, da varie componenti dell’estrema sinistra, dei movimenti di opposizione e dell’anarchismo. Si tratta di un insieme di forze che non ha mai creduto realmente alla rivoluzione proletaria e che, anzi, ha generalmente cercato di utilizzare il proletariato e le masse popolari per acquistare peso e potere all’interno della società civile reazionaria, in funzione della rappresentazione degli interessi di strati di aristocrazia operaia e dei servizi, di settori intellettuali e di altre componenti sociali privilegiate.

Queste forze, che socialmente si confondono con i ceti medi reazionari colpiti dalla crisi, vedono positivamente il ribellismo populista e  sovranista di tali ceti e aspirano a una comune lotta contro un potere politico ed economico che, su tali basi, non può che presentarsi in modo necessariamente confuso e trasfigurato sotto le vesti del “totalitarismo”.

Si capisce così come il populismo sia strettamente coniugato alla lotta contro tutto quello che viene identificato (compresi vaccini e green pass), sul piano politico, ideologico ed etico, come imposizioni degne di un regime “totalitario” e, di conseguenza, come la bandiera della lotta per la “libertà” possa accomunare forze così diverse.

La matrice è quella del pensiero post-moderno. Adeguatamente inteso, al di là delle schematizzazioni accademiche che ne restringono l’effettivo contenuto e significato, il “post-modernismo” è la filosofia egemone nella fase della crisi generale dell’imperialismo. La matrice è data dalla linea di Heidegger e dal relativo tentativo di riproporre il “nazional-socialismo” rinnovato attraverso la fusione con il liberalismo classico. In funzione per molti versi analoga, per un breve periodo in Italia un ruolo simile è stato svolto dal crocianesimo, non a caso spesso presentatosi anche sotto la forma del “togliattismo” e della revsione liberale del Pensiero di Gramsci.

Qui, in particolare dopo la II guerra mondiale, cultura di destra e cultura di sinistra (socialdemocratici di sinistra, revisionisti, trotskijsti, marxisti critici, ecc.) si sono variamente combinate tra loro. Quest’eclettismo culturale è la base dell’opposizione di “sinistra” al “totalitarismo”, sia sul terreno politico che su quello del  rapporto con lo sviluppo delle scienze e della tecnica (si pensi all’influenza della critica della tecnica avanzata dal post-nazista Heidegger), come anche sulla questione della valutazione dello sviluppo delle forze produttive e della socializzazione della produzione (si pensi ai nessi tra Marcuse, discepolo di Heidegger, e l’operaismo) e, ancora, sul piano filosofico, etico e ideologico (con la centralità del tema della critica della “Metafisica”).

La combinazione, a sinistra, tra temi della cultura di destra e riferimento al marxismo e al materialismo storico, si è data in modo sempre più accentuato dopo la II guerra mondiale, pur rimanendo sul terreno politico una sostanziale distinzione per svariati decenni. Con la fine del secolo scorso e con la piena decomposizione del revisionismo, del riformismo e dell’operaismo, è stata messa in discussione anche quest’ultima barriera (si veda appunto oggi il dilagare odierno del populismo/sovranismo di sinistra).

Al di là, quindi, della necessaria vigilanza critica sulla questione dei vaccini e sulla altrettanto necessaria battaglia per una messa a disposizione di tamponi gratuiti per tutti (rispetto a cui ci siamo già espressi in vari articoli) rimane l’assoluta necessità di affermare una linea di demarcazione tra proletariato da una parte e populismi/sovranismi di destra e di sinistra dall’altra, questi ultimi portatori di un movimentismo e di un ribellismo pseudo-rivoluzionario, soggettivamente e oggettivamente al servizio della tendenza al fascismo.

Non abbiamo dubbi che queste forze populiste/sovraniste di sinistra che, in nome della lotta contro il “totalitarismo”, oggi si oppongono al Green pass, saranno le stesse che domani, sempre in nome della lotta al “totalitarismo” ma in misura mille volte più decisa e subdola, si opporranno con tutti i mezzi, terrorismo compreso, alla costruzione di un Nuovo Stato democratico popolare e antifascista sulla via del socialismo.