La recente sentenza della Corte Suprema spiana la strada all’abolizione del diritto d’aborto in tutti gli stati degli USA. Questo è  un pesantissimo attacco alla condizione e ai diritti delle donne degli strati popolari della maggioranza della popolazione e uno schiaffo in faccia alle donne della borghesia americana, che si erano illuse di poter usufruire di un tale diritto, grazie alla propria condizione di privilegio e di potere. A poco a poco stanno scomparendo anche gli ultimi ordinamenti di quello che, alla fine dell’Ottocento, pur contraddittoriamente, era uno dei paesi più “liberi” e “civili” del mondo.

Da allora l’imperialismo americano si è sviluppato e si è trasformato. Sino ad un certo punto questo sistema ha potuto fondarsi su un’effettiva prevalenza sul piano industriale, oltre che finanziario. Questo aveva permesso agli USA, con la fine della II guerra mondiale, di prendere il posto della Germania nella gerarchia dei principali paesi imperialisti del mondo. Gli USA avevano così potuto guidare la cosiddetta ripresa dell’economia mondiale, trainando gli altri paesi imperialisti occidentali e ponendo un momentaneo freno all’acutizzarsi della crisi generale dell’imperialismo. Con i sovraprofitti estorti ai popoli e ai paesi di mezzo mondo, hanno dilatato il proprio sistema finanziario, instaurato un regime di oppressione politica e militare su intere parti del pianeta, fomentato ovunque colpi di Stato, alimentato il fascismo e promosso guerre di aggressione reazionarie, operando da soli o insieme alle altre potenze imperialiste occidentali. Da vari decenni ormai, tutto questo è venuto meno. La potenza industriale americana ha perso colpi ed è entrata sempre più in crisi. Sempre più gli USA sono un imperialismo finanziario e una macchina da guerra reazionaria. Su scala interna, le condizioni di vita della popolazione sono enormemente peggiorate. Il razzismo, un problema mai risolto negli USA, si è accentuato evidenziando come la stessa natura dello Stato americano sia intrisa di discriminazioni ai danni delle minoranze.  La democrazia americana, trasformatasi già negli anni Trenta del secolo scorso in un’oligarchia corporativa, s’incammina sempre più sulla strada del fascismo anche al proprio interno.

Gli USA stanno accumulando contraddizioni di ogni genere. Oltre all’oppressione dei popoli di mezzo mondo, alle varie guerre imperialiste e oggi all’inizio della guerra interimperialista su scala mondiale (con l’imperialismo russo, ma in prospettiva anche con quello cinese), oltre alle condizioni di crescente povertà in cui versa la popolazione USA priva di servizi sociali pubblici, lo Stato accentua al proprio interno le contraddizioni con la popolazione nera, messicana, latino-americana ed asiatica. Adesso, con un ulteriore salto in avanti lungo la strada che porta sempre più direttamente al fascismo, si colpiscono le donne.

Gli USA combinano arroganza e decadenza. Come tutti i sistemi politici, economici e sociali morenti, che non hanno più nulla da offrire all’umanità, ritengono di essere onnipotenti e invincibili.

Il presidente americano Biden ha definito devastante la sentenza della Corte Suprema. Ciò è verissimo, ma Biden è un reazionario e guerrafondaio del tutto ipocrita. Sino ad oggi, ha dato il suo contributo di servitore dell’imperialismo americano al fatto che la situazione si evolvesse come effettivamente sta avvenendo, su tutti i piani.

La sentenza della Corte Suprema è devastante perché mette a nudo, per così dire nel suo intimo, la quotidianità delle relazioni sociali che caratterizzano la vita della popolazione americana. Spazza via senza pietà illusioni, speranze, aspettative, che ancora permangono nonostante l’evidenza quotidiana del fascismo e del razzismo poliziesco. Colpisce nel profondo le stesse illusioni movimentiste di chi sì è mobilitato negli anni e nei mesi scorsi contro il razzismo e di chi oggi si sta mobilitando in difesa dell’aborto. Ovviamente, si tratta di lotte utili e importanti, ma caratterizzate dall’illusione di poter ottenere cambiamenti parziali dai governi americani per gentile concessione o strappati con metodi meno gentili e ritenuti più efficaci, attraverso la semplice radicalizzazione della lotta.

La sentenza della Corte Suprema si sta occupando di educare le donne, in particolare quelle delle larghe fasce proletarie e popolari. Negli USA i movimenti delle donne sono stati sempre abbastanza ampi e questi movimenti si erano illusi di aver portato a segno una volta per sempre conquiste elementari come quelle del diritto d’aborto. La Corte Suprema insegna a queste donne, quello che negli anni e nei mesi scorsi il governo e gli apparati polizieschi si erano occupati di insegnare a decine di milioni di neri e di ispanici oppressi e sfruttati. Quello che viene insegnato ai movimenti di massa è che senza un partito proletario, una teoria e un’ideologia rivoluzionaria guida, una concezione scientifica della realtà e una prospettiva determinata e irriducibile, volta all’instaurazione rivoluzionaria del potere popolare, non c’è difesa reale, non c’è avanzamento, non c’è una conquista, nemmeno la più relativa e per così dire secondaria, che possa venire garantita.

Ovviamente il problema non risiede nei settori di massa che scendono in campo con determinazione e volontà di lotta, che spontaneamente cercano una strada e quindi a volte decidono che forse, dopotutto, è meglio scontrarsi giocando il tutto per tutto piuttosto che continuare a subire. Questi settori di massa negli USA erano, sono e saranno le migliori riserve e le migliori forze della rivoluzione, della costruzione del potere popolare in tale paese. Il problema risiede nei gruppi, nei circoli, nelle associazioni che teorizzano il movimentismo e il riformismo, anche se a volte ‘antagonistico’. Il problema è che queste forze della piccola borghesia intellettuale sono inconseguenti e molto spesso si contrappongono consapevolmente e volutamente alla lotta per il potere popolare e alla costruzione del partito della classe operaia capace di dirigere tale lotta.

Ecco perché l’appoggio, il sostegno, la solidarietà con la lotta delle donne, che stanno scendendo in piazza in queste ore negli USA, non può essere disgiunta dalla critica e dall’opposizione contro il femminismo borghese e piccolo borghese. Solo l’ideologia comunista, il marxismo-leninismo o, meglio, il marxismo-leninismo-maoismo, fornisce alle donne delle masse popolari una spiegazione completa della loro oppressione, delle sue cause più antiche e profonde tutt’ora attive. Solo la linea politica del proletariato indica alle donne la via della loro liberazione, inscindibile dalla costruzione del potere popolare e dalla prospettiva dell’instaurazione della società senza classi. Non il movimentismo anarchico-liberale, ma la costruzione dell’organizzazione rivoluzionaria delle donne e degli uomini del proletariato e delle masse popolari, può dare una risposta a quanto sta accadendo oggi negli USA.

La questione d’altronde è molto più vicina all’Italia, molto più drammaticamente attuale sul terreno politico, di quello che si possa pensare. Quello che sta accadendo oggi negli USA, tra qualche mese o al massino tra qualche anno accadrà anche in Italia. Quindi, trarre da quanto sta avvenendo degli utili insegnamenti e prepararsi per evitare di continuare a ricadere nel circolo infinito del movimentismo inconcludente è oggi un’assoluta necessità politica per le donne più avanzate e coscienti del nostro paese e per i settori più coscienti del proletariato e delle masse popolari.

NUOVA EGEMONIA 25 giugno

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